31 maggio 2013

Il Controtriplete, volevano vincere e...

Secondo una Legge di Murphy: "Se qualcosa può andar male, lo farà". Questa legge è applicabile anche al mondo del calcio e proprio in questo post prendere come spunto tre casi esemplari. Capitano a tutti le annate storte, infortuni, una coppa persa in finale, una partita persa nei minuti di recupero, un palo che nega il gol del pareggio. Ci sono poi quelle cose che non ti spieghi e che solo Murphy in persona potrebbe dimostrare.
Correva l'anno 2002, il Bayer Leverkusen è in testa alla Bundesliga con 5 punti di vantaggio sul Borussia Dortmund a 3 giornate dalla fine. In vista c'è anche la Semifinale di Champions con il Manchester United. La squadra di Toppmoller cerca di fronteggiare al meglio tutti gli impegni: nel giro di un mese ci sono 3 giornate di Bundesliga, Semifinali andata e ritorno di Champions e Finale di Coppa di Germania.

Ricordati di me - Foggia 1991/92

Mancini; Codispoti, Consagra, Grandini, Matrecano; Barone, Picasso, Shalimov; Baiano, Signori, Rambaudi. (Petrescu, Kolyvanov) All.: Zeman.
Il Foggia di Zeman si schiera con il consueto modulo preferito dall'allenatore boemo: il 4-3-3. La squadra ha un'età media piuttosto bassa (22,31 anni) e schiera il giovane terzino destro rumeno Dan Petrescu, a centrocampo il regista Onofrio Barone e il russo Igor Shalimov. In attacco il tridente è di pura velocità: Rambaudi e Signori (che poi fecero fortuna alla Lazio) supportati da Ciccio Baiano.

La frase del giorno - 31 Maggio 2013

"Se in un campo di calcetto a 7, si giocasse una partita 200 contro 200, state certi che il primo gol lo fa Inzaghi"
Arrigo Sacchi

30 maggio 2013

Ricordati di me - Porto 2003/04

Vitor Baìa; Nuno Valente, Carvalho, Jorge Costa, Ferrerira; Maniche, Costinha, Pedro Mendes, Deco; Derlei, Carlos Alberto. (Bosingwa, Ricardo Costa, Alenichev, McCarthy) All.: Mourinho.
Il Porto di Mourinho gioca con un classico 4-4-2 a diamante con Deco vertice alto. Non è una squadra con nomi altisonanti, ma come di lì a breve il calcio capirà, Mourinho è un motivatore fenomenale e farà successo in tutto il mondo.

Ricordati di me - Croazia 1998

Ladic; Stimac, Bilic, Simic, Jarni; Asanovic, Boban, Stanic, Soldo, Prosinecki; Suker. (Vlaovic, Tudor) CT: Blazevic.
Ai mondiali di Francia 1998, la Croazia alterna un 4-5-1 al 4-4-2, a seconda che giochi Suker come unica punta con l'estro di Prosinecki e Boban a supporto, piuttosto che Vlaovic in avanti.
Per la prima volta dopo la divisione della Jugoslavia, la Croazia partecipa a una fase finale dei Mondiali. Il girone non è nemmeno dei più complicati: Giappone, Giamaica e Argentina.

Ricordati di me - Galatasaray 1999/2000

Taffarel; Capone, Korkmaz, Popescu, Penbe; Umit Davala, Kaya, Hagi; Okan Buruk, Erdem, Hakan Sukur. (Hakan Unsal, Hasan Sas, Emre) All.: Terim.
Il 4-3-1-2 con il quale l'Imperatore fa giocare la squadra di Istanbul è un marchio di fabbrica imperniato sul suo asse centrale: un veterano in porta come Taffarel, il regista difensivo Popescu, il fantasista Hagi, e la torre Sukur.

La frase del giorno - 30 Maggio 2013

"Sarò soddisfatto soltanto quando si parlerà più dei miei piedi che della mia faccia"
Franck Ribèry

Ricordati di me - Vicenza 1997/98

Brivio; Belotti, Dicara, Mendez; Ambrosetti, Ambrosini, Di Carlo, Schenardi, Viviani; Zauli; Luiso. (Coco, Stovini, Firmani, Baronio, Di Napoli, Otero) All.: Guidolin.
Il Vicenza di Guidolin si schiera di solito con un 5-3-2 con Zauli (o Di Napoli) alle spalle dell'unica punta Luiso, che ha ormai rimpiazzato Otero, complici i suoi tanti infortuni, mettendo in campo i giovani Coco e Ambrosini, che faranno fortuna nel Milan, il veterano (e stempiatissimo) Di Carlo, già allenatore in campo e un promettente Ambrosetti che di lì a breve passerà addirittura al Chelsea.

Ricordati di me - Grecia 2004

Nikopolidis; Seitaridis, Dellas, Kapsis, Fissas; Giannakopoulos, Basinas, Zagorakis, Katsouranis; Charisteas, Vryzas. (Karagounis) CT: Rehhagel.
La Grecia di Rehhagel gioca con un compatto 4-4-2 di matrice trapattoniana,  molto catenacciara insomma, non passa nessuno. Spesso Charisteas è abbandonato a se stesso là davanti, ma ha il fisico e la statura per lottare contro i difensori avversari e permettere alla squadra di salire proteggendo il pallone. Sui corner poi, i colossi greci sono un avversario davvero temibile.

La riserva DOCG

Nel calcio di oggi siamo abituati a sentir parlare di Top Player, quei giocatori che da soli sono in grado di vincere le partite, che spaccano il match con la sola loro presenza in campo. Tempo fa c'erano i cosiddetti fenomeni alla Maradona, Van Basten, Ronaldo. Ma c'erano anche quei tipi di giocatori che erano la perfetta riserva di lusso, il dodicesimo giocatore che, in caso di emergenza, entrava, segnava e risolveva le partite. Uno su tutti: Ole Gunnar Solskjaer.

29 maggio 2013

La Kop sei tu

Parlando di Kop si pensa subito alla curva del Liverpool ad Anfield Road, anche se in realtà ben 23 stadi solo in Inghilterra hanno una curva chiamata così compreso il Parco dei Principi del PSG. Il nome, piuttosto particolare, deriva da una collina del Sudafrica, teatro di una epocale battaglia durante la guerra Anglo-Boera, nella quale 8000 boeri sconfissero ben 30000 soldati inglesi. Un nome come segno di lotta e di resistenza quindi.
Spesso capita che anche nel calcio si facciano paragoni del genere, ma mai tanto azzeccati come in questo caso. La curva Kop del Liverpool è una di quelle che affascina, che è capace di far gol da sola (could suck the ball into the goal), che fa tremare le gambe agli avversari. Pensate solo alla sensazione di entrare in campo e sentire 45 mila persone che intonano perfettamente all'unisono la stessa canzone, You'll never walk alone. Come spesso capita però, quando si parla di curve, quando si parla di tifosi, si parla anche di violenza fuori e dentro gli stadi.



Sicuramente i kopites, gli occupanti della curva, o come più generalmente vengono chiamati, gli hooligans (la versione anglosassone dei nostri ultras), sono stati al centro di episodi che hanno in qualche modo anche dato una connotazione negativa alla Kop, alle curve degli stadi e ai tifosi più in generale.
29 maggio 1985, stadio Heysel di Bruxelles, uno dei peggiori stadi d'Europa in cui ospitare una partita di calcio, figuriamoci una finale di Coppa Campioni come Liverpool-Juventus: struttura fatiscente e misure di sicurezza ai limiti del ridicolo (un po' come le scuole italiane). Gli scontri tra gli hooligan che caricano la tifoseria juventina e gli avversari generano un massacro: gente che viene schiacciata contro le recinzioni, calpestata dalla folla e infine crolla il muro della curva, 39 morti. Tra questi anche il padre di un mio amico, che nascerà di lì a breve. La UEFA non perdona, gli hooligans vengono messi al bando, il Liverpool e il calcio inglese in toto ne fanno le spese: 5 anni di squalifica da tutte le competizioni europee per tutte le squadre inglesi, 6 anni di squalifica per il Liverpool. Un tracollo per il calcio inglese e per l'orgoglio nazionalpopolare di chi è considerato il simbolo delle buone maniere. 
Ma a volte anche la sorte gioca brutti scherzi e in alcuni casi non perdona. 15 aprile 1989, semifinale di FA Cup in campo neutro all'Hillsborough Stadium di Sheffield, Liverpool-Nottingham Forest. Anche lo stadio di Sheffield ha una curva chiamata Kop (21000 posti), ma viene assegnata al Nottingham, squadra che ha un seguito di supporters notevolmente inferiore ai Reds. Al Liverpool viene assegnata la curva più piccola. A quindici minuti dall'inizio molti tifosi non sono ancora riusciti a entrare nello stadio, la calca pressa e quelli già in curva sono costretti a scavalcare le recinzioni ed entrare in campo. La partita è cominciata e nessuno si rende conto della situazione: la polizia carica gli invasori. Schiacciati alle due estremità, 96 tifosi perdono la vita, un po' come all'Heysel, ironia della sorte.
Da allora gli stadi inglesi vennero ridimensionati e ci fu tolleranza zero contro gli hooligans. Ora andare a vedere una partita in Inghilterra è diventata persino un'abitudine civile, speriamo di imparare al più presto qualcosa anche noi senza sacrificare nessun altro.




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27 maggio 2013

La stagione delle piogge

Si è conclusa ieri definitivamente la stagione calcistica 2012/2013. I pronostici di inizio stagione sono stati piuttosto disattesi, considerando i verdetti finali.
Da dove cominciare?
Bè direi sicuramente dalla Juventus, campione d'Italia per la seconda volta consecutiva dopo la rinascita "agghiacciande" di Conte. Resta da capire quanti sono gli scudetti: 29? 31? Un primo passo sarebbe quello di accettare le decisioni delle autorità, giuste o sbagliate che siano. Sta di fatto che anche quest'anno era senza avversari, alla caccia dei record di Capello e senza punte (Anelka e Bendtner sono diventati famosi come Bomber solo in senso facebookiano del termine) .

25 maggio 2013

Gabriel Omar Batistuta – Il sinonimo dell’attaccante Completo

di Antonio Palazzo Ditaranto
Fisico imponente, senso del gol, potenza, tecnica, fantasia. Mettete tutti gli aggettivi calcistici che volete, il risultato dei fattori sarà sempre quello: Gabriel Omar Batistuta. Chi ha apprezzato il calcio nell'ultimo decennio del ventesimo secolo non può non ricordare quel talento esplosivo. Idolo/Capitano/Fuoriclasse della Fiorentina targata Cecchi Gori, divenne in men che non si dica il terrore di tutti gli estremi difensori italiani e stranieri. Si, anche perché possedeva una potenza di tiro fuori dal comune (106 km/h), tale da non dar possibilità di reazione alcuna al malcapitato portiere di turno. Mi capita spesso di rinfrescarmi la memoria calcistica su Youtube, con una carrellata di gol suoi indimenticabili, fra cui quello al Camp Nou contro il Barca (zittendo tutto lo stadio), o quello contro il Milan su punizione a due (ah la punizione a due in area di rigore, roba da amarcord), o le svariate sforbiciate/rovesciate messe a segno un po’ qui un po’ li, per non parlare del gol a Wembley. Era impossibile non stimare Batigol, tutti avrebbero voluto un campione così nel proprio team. Argentino di Reconquista (solo poi in seguito si scoprirà che nacque ad Avellaneda), sbarca decisamente tardi nel calcio, vista il suo scarso interesse da ragazzino riguardo al pallone a favore del basket e del volley.Cresce nelle file del Newell’s Old Boys. Prosegue con successo vestendo le due maglie principali di Buenos Aires, River prima e Boca dopo, sbarcando nel 1991 alla Fiorentina. Da li inizia la scalata, dalla serie B, al successo, divenendo il campione completo che tutti conosciamo.

24 maggio 2013

Sporcmediaset

Oggi sono in vena di polemica. Oggi vorrei fare un appunto agli amici di Sportmediaset.it, che so che mi leggono in tantissimi. 
Da sempre Sportmediaset.it è stata (e continuerà a esserlo) la mia fonte di recupero notizie. Molti di voi sicuramente si baseranno sul sito della Gazzetta, ma io no. Preferisco il portale sportivo del Berlusca, sarà che il rosa non mi si addice molto, anche se in fatto di quotidiani, Gazza tutta la vita!
L'impatto mediatico di Sportmediaset è notevole, e anche un po' troppo romanzato se vogliamo dirlo, ma come per tutte le testate bisogna saper fare un po' di filtro. Tempo fa seguivo anche Calciomercato.it, ma essendo un po' scaramantico ho iniziato a pensare che portasse sfiga, perchè il Milan era terzultimo da quando lo consultavo. Non vado nemmeno mai sul sito del Milan direttamente, anche quell'accesso mi porta sfiga. Pertanto mi resta il caro vecchio Sportmediaset.

23 maggio 2013

Saranno famosi (o almeno lo sarebbero stati)

Quanti di noi si sono dilettati in giochi di calcio manageriali come Football Manager o i vari Championship, Scudetto, PC Calcio. Quanti di noi pretendono il riconoscimento di aver "scoperto" in questi giochi, giovani talenti che avrebbero sicuramente spaccato il mondo anche nella realtà con le loro carriere sfolgoranti. Quanti di noi ci hanno preso e quanti di questi talenti invece sono naufragati. Mi viene in mente un nome su tutti: Anthony Van den Borre.

Il calcio nella terra dei canguri

di Antonio Palazzo Ditaranto
Vi ricordate lo stratega/sciamano calcistico Guus Hiddink, commissario tecnico della Corea del Sud che eliminò in modo rocambolesco la nazionale italiana ai mondiali del 2002? Hiddink fu anche “C.T.” della nazionale Australiana che cercò di mettere in difficoltà (e ci riuscì benissimo) gli Azzurri al mondiale tedesco nel 2006, sfida poi decisa dal rigore contestato di Totti. Hiddink è stato il tramite per mettere i meno “calciofili” in contatto con la realtà calcistica australiana. Premetto che sino a fine agosto, quando Alessandro Del Piero decise il suo passaggio al Sydney FC, del calcio australiano ero praticamente a conoscenza soltanto per via di giocatori nati nel paese downunder come Aloisi della Cremonese, Bresciano del Palermo, Vince Grella del Parma e i famosi Kewell e Viduka che militarono in Premier League diversi anni fa.

22 maggio 2013

FVCG

di Simone Buscaglia
“Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima” (Invictus).
Non tutti i tifosi possono avere la fortuna di essere rappresentati da un giocatore che cita W.E. Henley.
Quelli del Toro, fino a pochi giorni fa, avevano questo privilegio.
Rolando Bianchi (classe ’83), un giocatore che a dispetto del suo metro e novanta per ottanta chili, incarna tutti i valori della brava persona, tranquilla e colta, sempre presente ma senza far rumore. Essendo bergamasco, incomincia a tirare i primi calci (e anche i secondi) tra le file della Dea (Atalanta), con la quale esordisce nel massimo campionato italiano. Dopo aver girovagato per l’Italia (Cagliari, Reggina) è sbarcato nel Regno Unito, tra le fila di un Manchester City non ancora ricoperto dai soldi dello sceicco Mansour. Esperienze internazionali che l’hanno migliorato soprattutto a livello calcistico.

Il gioco delle sedie (o delle panchine)

Raramente come quest'estate il tourbillon delle panchine dei più grandi club d'Europa sarà così frenetico.
Mi viene da pensare al gioco delle sedie (in questo caso delle panchine) che si faceva da bambini: parte la musica e il numero dei partecipanti al gioco è superiore ovviamente al numero delle sedie disponibili e quando si interrompe qualcuno resta in piedi e viene eliminato.
In questo caso potremmo immaginare che la musica sia quella della Champions, i partecipanti al gioco siano Mazzarri (Napoli), Allegri (Milan), Pellegrini (Malaga), Heynckes (Bayern), Mancini (City), Mourinho (Real), Ancelotti (PSG), Benitez (Chelsea), e che le sedie si chiamino Real, Chelsea, Milan, Roma, Inter, Napoli, Manchester City. 8 bambini che giocano (allenatori in questo caso) e 7 sedie.

21 maggio 2013

Non gioco più, me ne vado

L'anno scorso è toccato a molti tifosi italiani, quest'anno piangono i britannici. Sembravano immortali ed effettivamente per i veri tifosi lo sono, ma anche Beckham e Ferguson hanno deciso di smettere. Si aggiungono alla lunga lista che l'anno scorso ha scioccato un po' tutti: Del Piero, Inzaghi, Nesta e Gattuso (anche se per gli ultimi due si è trattato solo di un addio al calcio che conta).
27 anni allenatore della stessa squadra, roba da far invidia al Palermo di Zamparini, eppure all'estero può capitare. 27 anni allo United per Ferguson, 11 all'Everton per Moyes, il suo successore a Manchester, 18 per Wenger all'Arsenal. Nulla in confronto a Guy Roux: per 44 anni ha allenato l'Auxerre. Sì, avete letto bene, 44 anni, dal 1961 al 2005 (con una breve interruzione nel 2000-2001).

4tretre

"Per coprire il campo non esiste un modulo migliore del 4-3-3" parola di Zdenek Zeman.
Sì lo so, usare le parole del profeta boemo è sempre un rischio, ma non posso che essere d'accordo almeno con questa affermazione, d'altronde parliamo di moduli e non di polemiche, doping e tutto il resto.
Il calcio è divertimento, almeno per me e per chi come me lo ha vissuto fin da piccolo nei campetti di periferia sterrati e non è mai arrivato chissà dove. Molte volte il divertimento è sinonimo di gol, soprattutto per chi lo guarda, soprattutto se lo segna la tua squadra e con questo modulo i gol e lo spettacolo sono quasi garantiti.

L'Europa dalla B, gioia e dolori

Gioia e dolori. E' così che si potrebbe riassumere in maniera molto sommaria il mondo del calcio. L'episodio che oggi ha scatenato questa impressione è la notizia che arriva dalla Premier: il Wigan festeggia la vittoria in FA Cup ai danni del Manchester City, gioia! Se non fosse che quest'anno il Wigan saluta anche la Premier, essendo stato retrocesso in Championship, dolori!
Situazione insolita, una squadra europea parteciperà alle coppe, in questo caso l'Europa League, dalla serie cadetta. Ma non è la prima volta che capita, andando così a memoria c'è il caso dell' Alemannia Aachen, stagione 2003/2004: promozione in Bundesliga sfiorata di un punto, ma sconfitta in finale di Coppa di Germania dal Werder vincitore anche del Meisterschale e pertanto Aachen in Coppa Uefa direttamente dalla 2. Fussball Bundesliga!
Ancora una volta gioia e dolori.