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05 luglio 2013

Morire di calcio, per il calcio

Si può morire per il calcio? La risposta purtroppo è sì. In occasione del compleanno di Morosini, che avrebbe compiuto 27 anni oggi, colgo lo spunto per ricordarvi di coloro che per il calcio hanno dato la vita, ma nel vero senso della parola. Non parlo di violenze ultrà, di scontri dentro e fuori dallo stadio, ma di ragazzi, perchè in fin dei conti seppur strapagati e con vite da nababbi alcuni, son pur sempre ragazzi che hanno meno di 30 anni e che sono morti facendo la cosa più divertente che si possa pensare: giocare a calcio.
Piermario Morosini ci lascia il 14 aprile 2012 allo Stadio Adriatico di Pescara al minuto 31' di Pescara-Livorno per una crisi cardiaca. Il giocatore amaranto, in prestito dall'Udinese, si accascia in campo e i soccorsi non bastano a rianimarlo. Durante l'autopsia gli viene riscontrata una cardiomiopatia aritmogena, una rara malattia cardiaca ereditaria. La sua storia familiare nasce già come quelle dei migliori film melodrammatici: orfano di madre e di padre fin da ragazzino, una sorella disabile e un fratello morto suicida, disabile anch'egli, quindi oltre che malattia ereditaria si potrebbe parlare di malasorte ereditaria. Ci sono state una marea di polemiche sul suo caso: il mancato uso del defibrillatore, una macchina in divieto di sosta che bloccava l'ambulanza, ma poco importa, il risultato è che Piermario non c'è più e io mi chiedo se a questi livelli è possibile che le visite mediche non evidenzino questi problemi quando magari ti bombano di antidolorifici per giocare una partita anche se hai sbagliato le mèches o hai legato male le scarpe.