29 giugno 2013

28 giugno 2013

Caro amico ti scrivo


Questa è la lettera che Roberto Baggio ha scritto a Stefano Borgonovo. La lascio a voi senza alcun commento:

"Caro Stefano, l’impresa più bella che sei riuscito a costruire negli anni è stata quella di trasformare il veleno della malattia in medicina per gli altri. Ciao amico mio, onorerò per sempre la tua persona. Ero impreparato a questa notizia ma mi rendo conto che è il mistero della vita. E non ci possiamo fare nulla. Sei stato un grandissimo eroe del nostro tempo ed hai avuto vicino un pilastro come Chantal, la tua sua dolcissima moglie. Hai offerto la tua sofferenza in favore della ricerca, per combattere la Sla, quella malattia di cui, quando ti ha colpito anni fa, si sapeva davvero ben poco. Un’offerta la tua che non ha valore tanto è stata preziosa anche per altri.

Le canzoni del calcio - One of these days (Dribbling 1989)

La canzone dei Pink Floyd è stata usata come sigla della trasmissione Dribbling su Rai2, condotta da Antonella Clerici e Gianfranco De Laurentiis.



La frase del giorno - 28 Giugno 2013

"Io, se potessi, scenderei in campo adesso, su un prato o all'oratorio, perchè io amo il calcio"
Stefano Borgonovo

27 giugno 2013

Sliding doors, quando il calcio è la seconda scelta

Chissà quanti di noi hanno sempre sognato di fare i calciatori da bambini e oggi si ritrovano invece operai, disoccupati, ingegneri, baristi. Diciamo che per noi persone normali il calcio era più che altro un sogno, stroncato dalla realtà di un deficit di talento, oppure semplicemente perchè nessuno ci ha notato. Diventare un giocatore professionista è un po' come vincere alla lotteria. In termini di numeri è presto detto: in Italia esistono 16.570 squadre di calcio dilettantistiche e 455 professionistiche, per un totale di 1.117.447 di calciatori tesserati di cui 558 in Serie A, lo 0,0004% (fonte Linkiesta). Ci sono persone che però hanno avuto la fortuna di potersi scegliere, volenti o nolenti, il loro futuro e ottenere comunque il successo; una specie di sliding doors. Vediamo qualche esempio.

La frase del giorno - 27 Giugno 2013

"La cosa più ipocrita del calcio? Dare il nome di 'amichevole' a delle partite. Non esistono partite amichevoli"
Johan Cruijff

26 giugno 2013

“Der Bomber” Gerhard “Gerd” Muller

di Roberto Goletto
Vi sarà capitato di sentire qualche amico che si rivolge a voi chiamandovi “Bomber”, ecco, questo simpatico nomignolo lo dobbiamo a questo signore che vedete nella foto in maglia bianca e pantaloncini neri, il Sig. Gerhard Muller detto “Gerd” e voi vi chiederete come mai, ecco spiegato il motivo: il vecchio Gerd ha totalizzato qualcosa come 655 gol nella sua straordinaria carriera ed è stato uno dei migliori, se non il migliore, centravanti di tutti i tempi.
Ma partiamo dall'inizio, il piccolo “Gerd” nasce in una cittadina medievale bavarese, famosa fino a quel punto per il cratere di un meteorite e per essere stata sede di due sanguinose battaglie, ma che oggi tutti ricordano come la città natale del “Bomber Der Nation” il bomber della nazionale per intenderci. Gerd inizia subito a giocare a pallone e dopo 3 anni nelle giovanili del TSV 1861 Nordlingen approda in prima squadra, siamo nel 1963 e il diciottenne Gerd impressiona subito tutti alla sua prima stagione realizza 51 gol in 31 partite, inutile dire che la squadra vince il campionato e lui è il miglior marcatore; questa mole di gol non passa inosservata e un osservatore del Bayern di Monaco decide di scommettere su questo giovane goleador.

La frase del giorno - 26 Giugno 2013

"Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanà: Frank Sinatra, il Papa e io"
Alcides Ghiggia

25 giugno 2013

Il Torino in rosa retrocede

di Pietro Morano
Quando ero dirigente di una società sportiva dilettantistica, avevamo nella squadra esordienti una promettente calciatrice, che fino all'età di 12 anni aveva giocato con profitto con la squadra maschile. Per regolamento non avrebbe più potuto giocare con i suoi compagni maschi, allora il presidente della società decise di portarla ad un provino al Torino femminile. Naturalmente fu subito tesserata, perché era veramente brava e ne avevano già sentito parlare e l’avevano visionata più di una volta. A Torino non erano ancora molte le ragazze che praticavano il calcio ma, nel mio girovagare di dirigente accompagnatore, sempre più spesso mi capitava di assistere ad incontri tra squadre femminili e quindi fu mandata in una di queste squadre a farsi le ossa.
L’incontro tra il mio presidente e Cosimo Bersano fu cordiale, firmarono un accordo che prevedeva, tra le altre cose, la disputa di una partita amichevole tra il Toro e un’altra squadra femminile sul nostro campo. Ma la clausola più importante era che se la calciatrice avrebbe esordito in Serie A, il Torino avrebbe dovuto versare alla mia società il premio di preparazione, come prescrive il regolamento della FIGC. Non passò molto tempo che avvenne l’esordio in serie A. Ora dovete sapere che la serie A femminile ha la stesse regole e parametri della Serie A maschile. In pratica Bersano per rispettare i patti avrebbe dovuto regalare alla mia società tutta la squadra con attrezzature comprese.